Saturday, 10 April 2010

film: avatar

mentre cercavo di resistere al massacro testicolare di avatar(*) pensavo a varie cose per aiutarmi a resistere.
questi film americani con forti conflitti (bene/male, buoni/cattivi, nativi/americani, nativi americani/americani, vietcong/americani, ecc.. ecc..) mi sembrano come dei processi di catarsi collettiva. da un lato c'e' la realta', come quella della guerra in iraq, dove gli americani macellano senza tanti problemi centinaia di migliaia di persone; oppure ci sono i tanti macelli passati, presenti e futuri che gli americani fanno in nome di un principio o di un altro; poi vanno al cinema, e li si purificano, perche' al cinema i buoni vincono sempre sui bruti cattivi; l'amore trionfa sull'odio, la vita sulla morte.
Forse ad aprire questa stagione fu nel 1970 Un uomo chiamato cavallo, forse il primo film americano a mostrare i nativi del continente nord americano (indiani, pellirossa) come le vittime di un massacro ingiustificato.
Comunque a riprova che questi film non servono a nulla, 40 anni piu' tardi non molto e' cambiato. Oggi l'america di Obama e' ancora perversamente attiva in quel suo vizietto di esportare la "democrazia" con mezzi tutt'altro che democratici, anche a costo di qualche "collateral damage".
E cosi' avatar, che comunque e' prima di tutto e soprattutto - come si addice a qualsiasi impresa americana - una macchina per far soldi - tanti soldi - proietta questa catarsi nel futuro.
Oggi ci si prende cura di arabi dalla pelle scura, barbe lunghe e altezza medio bassa vestiti con sottane e turbanti. Ma in futuro il "nemico" (i "natives") potrebbero essere alti, magri, con 3 dita e con la pelle di colore blu.

(*) io questo film non lo volevo vedere, e' stata la mia ragazza e i suoi amici che hanno tanto insistito

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