Sunday, 25 April 2010

napoli napoli napoli

ieri sera diligentemente come le brave formichine degli eventi obbligatori siamo andati alla prima londinese di napoli napoli napoli, regista abel ferrara, ambito: il london international documentary festival al barbican.
il direttore del festival ha parlato prima del film e mi ha  dato l'impressione di essere diciamo un po' svitato. ha fatto un discorso un po' sconclusionato ma una cosa che mi ha colpito l'ha detta: che il film non era un documentario puro ma un docu-drama, o docu-film.  l'ha detto in tono cosi' giustificatorio che mi ha un po' insospettito.
il film era infatti uno strano mix di interviste alle recluse femminili di un penitenziario partenopeo, una scena di prigione maschile che prima sembrava realistica e invece a detta dello stesso ferrara era fiction e infine una storia di fiction di una famiglia che abita i bassi che, senza comprensibile giustificazione, finisce con una scena di incesto per altro recitata da cani.
l'attrice vittima dell'incesto, si e' scoperto post-film (era pure lei presente in sala), e' americana, capelli rossi e look decisamente + celtico che partenopeo e il suo contributo al film consiste nell'essere fica e nel recitare un pianto abbastanza fasullo durante la scena finale (mentre dice anche le uniche 3 parole del film: "Basta, basta, basta").
ferrara ha un ego abbastanza grande che l'enorme cinema 2 del barbican non lo poteva contenere e ci ha inondati in un fiume di parole incoerenti intervallato da un numero enorme di intercalari ("you know" e "I mean"), con una manciata di "fuck" sparsi qui e la'.
doveva essere un Q&A cioe' domande e risposte, domande del pubblico, ma l'ego di ferrara ha occupato tutti gli spazi e poi anche il problema linguistico ha causato un enorme putiferio (tutti i membri italiani - produttore, scrittore, attore - non parlano inglese e quindi tutto doveva essere tradotto).
alla fine un ragazzo che aveva da fare una domanda ha trovato il coraggio di farla interrompendo il vulcanico ferrara. la domanda (che era una critica verso le aspirazioni e il risultato del film), non e' piaciuta a ferrara, non e' stata capita dagli italiani (perche' posta in inglese), e si e' quindi creato un putiferio che ha raggiunto il tragi-comico. se io fossi inclinato verso il razzismo direi che la serata e' finita alla "napoletana", ma in realta' credo che la critica del ragazzo e anche il modo di esprimersi erano corrette e il problema era fermare ferrara, che sembrava inarrestabile.

il film/documentario e' il tipico esempio di buone intenzioni tradotte in un pessimo risultato. forse per il desiderio di attaccare un grande nome al progetto invece di un qualche regista locale, magari sconosciuto, ma almeno in grado di capire di cosa cazzo si parla senza un traduttore (ferrara parla zero italiano).

nel lasciare la sala del barbican mi frullava in testa l'idea che sarebbe stato meglio, con il senno di poi, se le ceneri avessero bloccato sia ferrara che il suo stupido film.

No comments: