Sunday, 8 August 2010

cinema: Central do Brasil (1998)

Non mi ricordo dove vidi questo film. In Olanda forse? O in Lussemburgo? e non ricordo perche’ lo volli andare a vedere. di cinema brasiliano non so niente. forse lessi un articolo.

passato remoto.

eppure questo film lo ricordo ancora perche’ mi permise per la prima volta (e forse l’ultima) di superare quello che era un pregiudizio molto tipico per me.

e’ una specie di metonimia che faccio un po’ sempre soprattutto con la geografia. uno stato enorme come il brasile, mai visto, lo concepisco come una delle tante immagini tipiche che ho visto in giro: il gesu’ cristo su rio, le favela, l’architettura futuristica e burocratica di brasilia.

ma il brasile e’ enorme e’ il bello di questo film e’ che i protagonisti si spingono in un viaggio (geografico oltre che psicologico e affettivo) nel nordest del paese, mostrando un mondo che e’ completamente diverso dalle immagini di urbanesimo catastrofista o carnevale costante a cui sono abituato.

il film inizia alla stazione centrale (da cui il titolo) di rio, raccontando la storia di bambini abbandonati, polizia corrotta e della disperazione che spinge una insegnante pensionata a arrotondare la pensione scrivendo lettere per analfabeti.

Si sviluppa poi in un “road movie” attraverso paesaggi esagerati e bellissimo come solo il brasile puo’ avere.

se andro’ mai in brasile in viaggio, voglio andare a vedere quella parte del paese piuttosto che la desolazione metropolitana delle citta’ piu’ famose.

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